LO STATO DI SALUTE DELLA COMPONENTISTICA
I dati dell'Osservatorio della componentistica autoveicolare si basano su interviste effettuate a 882 imprese piemontesi e italiane, rappresentative di un universo di oltre 2.500 società componenti la filiera italiana autoveicolare che vale nel suo complesso - abbiamo appreso - 45 miliardi di euro, con l'impiego di 170mila addetti. È emerso che le imprese piemontesi pesano circa la metà - fatturano 22 miliardi di euro e impiegano più di 91mila occupati - e che, rispetto al 2007, si è registrata una perdita dei ricavi totali del 2,6% per l'Italia e del 4% per le piemontesi, flessione "contenuta" grazie alla diversificazione degli ordini verso altri settori differenti dall'auto. Se nel 2007 i ricavi provenienti dal settore autoveicolare pesavano il 96% del totale, un anno dopo sono scesi all'87%. Questo si traduce in una perdita dell'11,4% del fatturato specifico legato all'auto in Italia e del 12,9% in Piemonte. I più penalizzati sono stati in Italia gli engineering & designer (E&D) e i subfornitori.
I problemi più sentiti riguardano la "cassa": il 70% del campione evidenzia i tempi incerti per l'incasso delle fatture (particolarmente percepito in Piemonte) e le difficoltà di accesso al credito e alle garanzie per le imprese in condizioni finanziarie difficili (segnalata dal 36% del campione). Si evince poi una frenata nella spesa per Ricerca & Sviluppo, sostanzialmente ferma al 2,4% del fatturato, anche se il Piemonte è in controtendenza: nonostante un calo della spesa in termini assoluti, si registra un aumento, in termini relativi, dal 2,3% del fatturato nel 2007 al 2,6% nel 2008. Sono infine in crescita le imprese che ampliano i propri orizzonti geografici, conquistando nuovi mercati, soprattutto l'area mediterranea extra-Europa, India, America Latina, Cina ed Europa Centrale. Sono 46 i nuovi impianti aperti all'estero negli ultimi tre anni. Il quadro internazionale Dopo 6 anni di tassi di crescita ininterrotta, nel 2008 la produzione mondiale di autoveicoli ha avuto uno stop ed è tornata a quota 70 milioni di unità (-4% rispetto al 2007).
La fase recessiva però non ha coinvolto tutte le industrie nazionali allo stesso modo: gli Stati Uniti hanno visto un tracollo delle immatricolazioni (-18% fra il 2008 e il 2007) e della produzione (-19,3%), così come l'Europa occidentale (-9% di produzione autoveicolare e 8,4% di immatricolazioni di vetture); i mercati emergenti invece, pur rallentando, hanno continuato a crescere in quantità di unità assemblate, guadagnando quote di mercato. La Cina è oggi il secondo produttore mondiale di autoveicoli (+5%), nonché il secondo mercato mondiale di automobili (+18%), e si appresta a superare gli Stati Uniti nel corso del 2009. Crescono anche le produzioni in Brasile (+8%), Russia (+7,8%) e India (+2,7%). L'Italia registra un -20%. Le prospettive per il 2009 confermano questi trend tanto che, nonostante alcuni segnali di frenata (ad esempio dalla Russia) si continua a progettare e investire in questi Paesi. Si legge poi nel Rapporto che per quanto riguarda i costruttori la crisi ha accelerato alcuni processi già in atto.
All'inizio del 2009, colossi storici quali GM e Chrysler hanno dovuto avviare meccanismi di gestione simili all'amministrazione controllata italiana; anche Toyota ha chiuso nel 2008 il bilancio in rosso, per la prima volta nella sua storia. La prolungata fase congiunturale negativa ha avuto ripercussioni sull'utilizzo degli impianti e sui margini dei costruttori, e ha avuto la conseguenza del taglio della produzione con misure che vanno dalla sospensione della produzione (in Europa) alla vera e propria chiusura degli impianti produttivi (negli Stati Uniti). I Paesi emergenti, forti di strutture di costo minori, cominciano ad affacciarsi ai ricchi mercati maturi con i propri prodotti low cost . Last but not least, le norme più restrittive sulle emissioni e l'aumento della sensibilità dei consumatori aprono il campo alla rottura di paradigmi tecnologici consolidati, quali per esempio l'utilizzo nel prossimo futuro di un motore... elettrico. Il mercato italiano All'interno dei nostri confini si è registrato nel 2008 un calo delle immatricolazioni del 13%, diminuito nel 2009 grazie agli incentivi governativi (da marzo a maggio la flessione è stata del 5%).
Anche la produzione ha segnato il passo: nel 2008 si sono assemblati 1,02 milioni di autoveicoli, contro gli 1,28 milioni del 2007 (-20%). Ma se gli "aiuti" hanno frenato la caduta nel comparto delle automobili (-8,3% a marzo), questo non è avvenuto per i veicoli industriali e commerciali, che nei primi tre mesi del 2009 hanno fatto segnare tassi in discesa del 60%. A marzo 2009 il fatturato complessivo del settore registrava un calo tendenziale del 15% (dato Istat destagionalizzato); i fornitori di parti e componenti vedevano invece le loro commesse diminuire sia in Italia (dalla fine del 2007) sia all'estero (dall'estate del 2008), facendo registrare una flessione tendenziale del 17,5%. Se le esportazioni nazionali di parti e componenti hanno tenuto la quota dei 13,2 miliardi di euro (-0,6% rispetto al 2007), il Piemonte ha registrato un risultato sorprendente di crescita in valore assoluto (+4,2% per 5,2 miliardi) e relativo (ora conta poco meno del 40% del dato nazionale). La diminuzione registrata dal resto dell'Italia risulta pari al -3,1%.
Green-tech : nuova opportunità? Le tecnologie pulite rappresentano uno degli elementi più dinamici della domanda da parte di consumatori finali e assemblatori. Dall'Osservatorio si deduce che per il secondo anno consecutivo Fiat ha ottenuto il primo posto nella classifica di Jato Dynamics per il venduto, con le emissioni medie più basse in Europa: questo risultato è stato ottenuto anche grazie ai motori bifuel alimentati a benzina e metano o gpl (che nel primo quadrimestre del 2009 hanno rappresentato il 13% delle immatricolazioni in Italia).
Per il prossimo futuro, Fiat si prepara a lanciare un modello ibrido che combina alcune delle sue nuove tecnologie di punta, come per esempio il cambio a doppia frizione a secco e il bicilindrico da 900 cc. Delle quasi novecento imprese intervistate, emerge come più di un centinaio sono già coinvolte in progetti riguardanti il clean tech : 63 di loro hanno recentemente partecipato o promosso progetti riguardanti componenti che garantiscono maggiore efficienza; 63 si sono invece concentrate sui nuovi propulsori e 36 propellenti "puliti".
Un'attenzione ancora maggiore è rivolta ad un processo produttivo più "pulito": quasi il 70% del campione ha già lavorato in questo senso; circa la metà è riuscita a ridurre gli scarti della produzione e a migliorare l'efficienza energetica del processo produttivo; il 28% degli intervistati ha infine aumentato la percentuale di materie riciclabili nei manufatti prodotti. Per aiutare la filiera ad allargare i propri orizzonti sarà necessaria la collaborazione con le università e i centri di ricerca locali che già oggi interessano più del 10% dei rispondenti. I primi mesi del 2009 I dati raccolti dicono che nei primi tre mesi dell'anno il mercato europeo (si ricordi che le commesse europee pesano circa i due terzi del totale delle esportazioni piemontesi) ha perso 720mila immatricolazioni rispetto al primo trimestre del 2008 (-17,2% tendenziale), quando già si era registrato un -1,7% sul primo trimestre 2007. Gli incentivi varati progressivamente dai governi europei hanno rilanciato le vendite in alcuni Paesi (Germania e Francia su tutti), ma i componentisti hanno dovuto fare i conti con lo smaltimento dei loro stock e di quelli dei clienti finali.
Il Gruppo Fiat, al quale le imprese piemontesi devono il 47% dei loro ricavi, ha chiuso il I trimestre 2009 con una perdita dell'8,6% (pari a 30mila immatricolazioni in meno) sul mercato europeo, nonostante nel mese di marzo abbia ricominciato a fare registrare tassi di crescita positivi e in controtendenza rispetto al mercato continentale (+14,3% a marzo, contro un dato europeo ancora in frenata del 9%). La frenata dei mercati mondiali, europeo in particolare, si traduce in una flessione delle esportazioni. Nel mese di marzo 2009 le esportazioni di parti e componenti italiani sono scese del 36,8% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Dopo avere analizzato i dati riguardanti l'estero è bene concentrarsi sulla produzione autoveicolare italiana, dalla quale lo scorso anno sono derivati due euro su tre incassati dalle imprese piemontesi. Nel primo trimestre del 2009 sono stati prodotti in Italia 187mila autoveicoli, 117mila in meno (-38,6%) rispetto allo stesso periodo del 2008, quando si era già registrato un 5%.
Se nel mese di marzo la caduta della produzione di autovetture ha rallentato la sua corsa (-8% il dato tendenziale), la produzione di veicoli commerciali e industriali (ai quali ormai la filiera piemontese e nazionale deve più di un terzo dei suoi ricavi) ha continuato a flettere, con tassi attorno al 60%. Per quanto riguarda il Piemonte, l'indagine evidenzia che il settore dei mezzi di trasporto nel primo trimestre 2009 ha registrato una diminuzione della produzione del 38,8% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Leggendo questi dati non stupisce constatare come gli imprenditori piemontesi intervistati su questa fase congiunturale siano concentrati nella razionalizzazione della produzione (225 imprese, pari al 57,4% dei 392 rispondenti, la segnalano come una delle maggiori ricette per uscire dalla crisi). Per fare questo un'azienda su cinque chiede regole più agevoli per l'accesso agli ammortizzatori sociali. Se si cerca di contenere costi fissi e variabili, con la stessa intensità si cercano nuovi clienti: soluzione individuata dal 57,7% dei rispondenti piemontesi.
Allo stesso tempo però vi è la necessità di innovare per potere proporre ai clienti (tradizionali e non) nuovi manufatti. In un periodo di riduzione dei margini però le imprese piemontesi (il 29% delle 392 rispondenti) chiedono di potere essere aiutate in questa attività strategica con finanziamenti a fondo perduto.
STIma dI faTTuraTO 2008 E dIPEndEnTI dElla fIlIEra auTOmOTIvE In ITalIa E In PIEmOnTE ITalIa Imprese dipendenti (stima) fatturato 2007 1 (dato reale da bilancio) in mld fatturato 2008 (stima) in mld 1 fatturato auTO 2008 (stima) in mld TOT. ITalIa 186 170.245 € 46,227 € 45,039 € 39,241 Piemonte 879 91.739 € 23,497 € 22,562 € 19,756 resto d'Italia 1.307 78.506 € 22,730 € 22,477 € 19,484 Ed 242 22.322 € 5,526 € 5,437 € 4,549 OEm 56 31.247 € 7,696 € 7,270 € 6,613 SPEC 479 46.150 € 10,893 € 10,818 € 9,878 SuB 1.409 70.526 € 22,112 € 21,514 € 18,201 PIEmOnTE Imprese 2 dipendenti (stima) fatturato 2007 (da- 2 to reale da bilancio) in mld fatturato 2008 (stima) in mld 3 fatturato auTO 2008 3 (stima) in mld Piemonte 879 91.739 € 23,497 € 22,562 € 19,756 Ed 141 16.235 € 3,793 € 3,768 € 3,225 OEm 31 16.266 € 3,453 € 3,259 € 2,948 SPEC 191 20.791 € 6,040 € 5,875 € 5,531 SuB 516 38.447 € 10,211 € 9,660 € 8,053
Foto: Gli incentivi varati progressivamente dai governi europei hanno rilanciato le vendite in alcuni Paesi (Germania e Francia su tutti), ma i componentisti hanno dovuto fare i conti con lo smaltimento dei loro stock e di quelli dei clienti finali
Foto: Dall'Osservatorio si evince una frenata nella spesa per Ricerca & Sviluppo, sostanzialmente ferma al 2,4% del fatturato, anche se il Piemonte è in controtendenza: nonostante un calo della spesa in termini assoluti, si registra un aumento in termini relativi dal 2,3% del fatturato nel 2007 al 2,6% nel 2008 A marzo 2009 il fatturato complessivo del settore registrava un calo tendenziale del 15% (dato Istat destagionalizzato); i fornitori di parti e componenti vedevano invece le loro commesse diminuire sia in Italia (da fine 2007) sia all'estero (dall'estate del 2008), facendo registrare una flessione tendenziale del 17,5%
Autore: Matilde Spina
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